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Tra antiche vie e borgate isolate, in appennino pistoiese

12 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

Fine settembre, aria frizzante al mattino in appennino pistoiese. Siamo a quota novecento metri al punto di ritrovo, in un parcheggio di un borgo semi abbandonato. Fatta una presentazione iniziale, in un punto dove il sole ha già cominciato a scaldare il paese, ci mettiamo in cammino sui rilievi tra la valle del Limentra di Sambuca e quella del Reno.

I sentieri in questa parte di Toscana, al confine con l'Emilia, non godono di un'ottima manutenzione e così alcuni alberi caduti e qualche frana recente ci obbligano a prestare, da subito, attenzione nel camminare.

Attraversiamo borgate isolate unite da vecchie mulattiere, una signora che fa l'unicinetto al sole prova a far stare tranquillo il cane, agitato dal nostro arrivo.

Mentre un signore incuriosito ci viene a salutare.


Arriviamo a Sambuca Pistoiese a metà mattinata. Il borgo è meraviglioso. Il sole risplende negli stretti vicoli in pietra. Raggiungiamo la rocca di Sambuca e qui facciamo un break dove scopriamo la storia di Selvaggia Vergiolesi.

I Vergiolesi, famiglia nobile di Pistoia, erano i signori di questo castello nel 1300 e proprio qui Filippo, il padre di Selvaggia, si ritirò in esilio da Pistoia con la famiglia.

La figlia trovò la morte in questo castello nel dolore di Cino Sinisbaldi, conosciuto oggi come Cino da Pistoia, uno dei più illustri poeti del secolo, contemporaneo a amico di Dante Alighieri. Selvaggia era la musa e la donna di cui era innamorato, Cino con questi versi la ricorda, in visita a Sambuca.

Io fuʼ ʼn su lʼalto e ʼn sul beato monte, chʼiʼ adorai baciando ʼl santo sasso, e caddi ʼn su quella pietra, di lasso, ove l'onesta pose la sua fronte[...] Ma poi che non mʼintese ʼl mio signore, mi dipartiʼ pur chiamando Selvaggia; lʼalpe passai con voce di dolore.

L'escursione prosegue tra boschi di castagni e abeti fino ad attraversare altre borgate montane con meravigliosi affacci verso l'Emilia.

Raggiungiamo la cima di Poggio la Croce a 1056mt di quota e qui ci fermiamo per la pausa ristoratrice. In lontananza, dall'altra valle, arriva il bramito di un cervo in amore.



Riprendiamo il cammino nel primo pomeriggio, scendendo nuovamente di quota.

I sentieri in questo versante sono meno "docili" da camminare e richiedono attenzione.

Attraversiamo la borgata di Campeda vecchia dove alcuni simpatici abitanti ci raccontano del borgo, anche questo ben tenuto e molto accogliente.

Tra mulattiere e passaggi più esposti arriviamo a Pidercoli da dove iniziano gli ultimi tratti di salita che ci riporteranno al punto di partenza.


Grazie a tutto il gruppo! e a Margherita e Laura per le foto:






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