Terzani, "inviato di pace" e la sua Orsigna
- altrevie

- 12 lug
- Tempo di lettura: 2 min

<< Mi piace essere in un corpo che ormai invecchia. Posso guardare le montagne senza il desiderio di scalarle. Quand'ero giovane le avrei volute conquistare. Ora posso lasciarmi conquistare da loro.
Le montagne, come il mare, ricordano una misura di grandezza dalla quale l'uomo si sente ispirato, sollevato. Quella stessa grandezza è anche in ognuno di noi, ma lì ci è difficile riconoscerla.
Per questo siamo attratti dalle montagne.>>

Con queste parole Tiziano Terzani racconta del suo rapporto con le montagna, ne scrive dall'Himalaya indiana nella sua ultima epistola raccolta nel libro "Lettere contro la guerra" di ritorno dall' Afganistan dopo l'attentato del 2001 alle torri gemelle.
<< Io ci vengo, come questa volta, a cercare di mettere un po' d'ordine nella mia testa. Le impressioni degli ultimi mesi sono state fortissime e prima di ripartire, di "scendere in pianura" di nuovo, ho bisogno di silenzio.
Abbiamo letto queste parole sul crinale appenninico di confine tra la Toscana e l'Emilia, in una soleggiata giornata di luglio.
La vita di Tiziano Terzani è un'occasione per alimentare una voce dissonante nel contesto attuale. E' un'altra via.
L'escursione Orsigna:un rifugio dal mondo, diventa sempre una buona occasione per ascoltare le parole di Terzani, davanti all'albero con gli occhi, al pratone ai ciliegi o sui crinali d'Appennino.
C'è una necessità impellente di parole di pace, di riflessioni sulla pace, di parlarne.
La pace non deve uscire dal dibattito, guai se succedesse!
Non dobbiamo arrenderci a questa sterile e materialistica narrazione sulla guerra.
Il conflitto è nella natura umana, guai non vederlo o fuggire da questo. Siamo noi stessi il primo terreno dove nasce il conflitto, rendersi conto del proprio conflitto interiore e non demonizzarlo è già un punto di partenza.
Dal conflitto alla violenza il passo però è breve, ecco Terzani ci invita a disinnescare, prima in noi stessi questa violenza e di capire poi l'altro, capire le motivazioni che spingono l'altro a usare violenza. La sua missione giornalistica è stata in fondo questa, dare voce all'altro, il punto di vista meno ascoltato.

Sul crinale poi è avvenuto un incontro di speranza, proprio in armonia con il filo che ci ha uniti per tutta l'esperienza. Ci vengono incontro sullo stesso sentiero due ragazzi con zaini pesanti, affaticati ma con gli occhi accesi e vivi.
Uno di questi è Daniele Ventola, ci salutiamo, chiediamo dove sono diretti e ci racconta che sono diretti a piedi Bruxselles e sono partiti da Assisi, per un cammino, un chiamata per tenere alto il fuoco delle pace con fatti, passi, incontri, parole.
Una testimonianza viva di chi si è messo in cammino per la pace, un sigillo a un'escursione magnifica.
Puoi seguire il cammino a piedi di Daniele dal profilo instagram @ventodellaseta_callofpeace
Ecco tutte le foto:





Commenti