Pietracassia, fango e altre storie.
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Sta piovendo molto in Toscana in questo inizio di febbraio del 2026. I terreni cominciano e essere saturi della molta acqua scesa a terra e trovare una finestra di tempo senza pioggia è un'occasione da non lasciarsi sfuggire per mettersi in cammino.
Questa escursione ci porta a Orciatico, in Val d'Era, un antico borgo medievale di origine longobarda.
Dopo un caffè al circolo partiamo a piedi alla scoperta delle colline pisane, in una giornata umida che ci regalerà sprazzi di sole per tutta la mattinata.
Raggiungiamo la Mofeta di Borboi seguendo un sentiero che si snoda in discesa nel bosco. La mofeta è un fenomeno di vulcanesimo secondario di grande fascino. Le abbondanti piogge hanno colmato la frattura della quale risalgono i gas del sottosuolo (su tutti anidride carbonica ma anche acido solfidrico, la puzza di uovo marcio ne è la conferma) cosicché l'acqua presente, fredda, "ribollisca" in continuazione.

Attraversiamo il Fosce e ci inoltriamo in un zona collinare panoramica davvero bella.
Il fango non manca ma il gruppo tiene bene il passo.
Continuiamo a salire in direzione della meta di oggi, la Rocca di Pietracassia.
Dopo una pausa merenda di metà mattinata e un'ascesa seguendo sentieri nella fitta boscaglia, cominciamo a vedere la sagoma dell'altura calcarea che ospita la rocca.
Contesa nei secoli tra Volterra e Pisa per il controllo delle vie che portavano alle miniere di rame di Montecatini è stato un presidio di grande importanza tra il XI e il XIII secolo, tanto da sviluppare una seconda cerchia muraria sotto il controllo della Repubblica di Pisa.
Fu poi con l'avanzata dei fiorentini in questa angolo di Toscana, a metà '400, che cominciò il declino di Pietracassia, i quali decisero per lo smantellamento e la distruzione del mastio così da impedire future ribellioni della popolazione.

Le nuvole cominciano a coprire il cielo anche se non avvertiamo nessuna minaccia di pioggia imminente. Riprendiamo il cammino immergendoci in un silenzioso bosco di cerri, raggiungendo il punto più alto dell'escursione di oggi.
Superiamo un lungo tratto di fanghiglia da record. Le ruote dei fuoristrada nella carrareccia hanno creato delle buche che con l'acqua di questi giorni sono diventate delle vere e proprie pozze. Riusciamo a superare il tratto avventuroso e chiudiamo l'anello andando a visitare i rudere di uno dei due mulini a vento di Orciatico.
Arrivati di nuovo nel borgo, dopo una lavata di scarpe alla fontanella, inizia a piovigginare; attraversiamo la parte più antica di Orciatico e tutti insieme, riprese le auto, andiamo a rifocillarci in un bel locale. Con schiacciate, dolci e bevute ne approfittiamo anche per festeggiare il compleanno di Vincenzo, grande amico, insieme a Carmen, di AltreVie!
Ecco tutte le foto:






























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