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La Macchia della Magona, in un gran trekking

Una autentica immersione nell'area naturale della Macchia della Magona per un super gruppo che ha camminato i quasi 20 chilometri di questo Gran Trekking!


Partiamo da uno degli accessi a piedi della Macchia della Magona, carichi per la giornata che ci aspetta nei boschi della costa degli etruschi.

Siamo all'interno di ANPIL (Area Naturale Protetta di Interesse Locale) istituita dal 1995 e che si estende per circa 1600 ettari nella parte nord dei Monti della Gherardesca.

Incontriamo subito i confini della riserva biogenetica della Magona, un'area di 6 ettari, all'interno della Area naturale stessa, e che ospita tra le varie piante il cedro d'Atlante, particolare per i suoi aghi corti, di un verde molto chiaro, del quale possiamo osservare un ramo, caduto dalle ventate dei giorni precedenti. Il sentiero pian piano comincia a salire ma senza mai grosse pendenze. E' un antico percorso fatto dai carbonai che lavoravano in questi boschi, la cui produzione veniva utilizzata per alimentare le fornaci della Magona di Cecina, azienda siderurgica voluta da Ferdinando I dei Medici nel 1596, e dalla quale quest'area naturale ha preso il nome.



Continuiamo l'asceso, il gruppo si allunga dopo che ci inerpichiamo su un sentiero che presenta una pendenza maggiore rispetto a quella dei primi 5 chilometri. Raggiungiamo la vetta di Poggia al Pruno (619mt.) e qui facciamo la nostra pausa con vista. Relax, chiacchiere e caffè, e poi ci rimettiamo in cammino. Siamo a meno della metà dell'itinerario ma gran parte del dislivello di oggi è già stato percorso.


Percorriamo un'area di crinale con sentieri molto belli, immersi nei fitti boschi di macchia mediterranea. Raggiungiamo i confini della Riserva di Monterufoli-Caselli, altra area naturalistica della zona di notevole interesse, fino alle "Golazze Aperte" un punto panoramico, davvero suggestivo che ci permette di ammirare il panorama da Baratti alle costa livornese del "Romito".



Continuiamo a scendere di quota, inoltrandoci in un sentiero segnato ma poco mantenuto, dal fascino selvaggio. Dopo un break in uno dei bivacchi presenti in questa area naturalistica riprendiamo il cammino ancora in discesa fino a raggiungere ciò che resta dell'antico mulino di Campo al Sasso. L'acqua è davvero scarsa, e le cascate che solitamente in questo periodo dell'anno si mostrano in tutta la sua bellezza sono in secca, con solo delle pozze alla base della cascata.


Stiamo quasi tornando al punto di partenza, ci aspetta l'ultimo tratto panoramico di questa bella escursione, che percorre le antiche strade bianche costruite per ottimizzare al meglio il trasporto del carbone e il legname all'interno di quest'area boscata, delimitate da suggestivi filari di cipressi o pini marittimi.

Bravissimi!


Ecco tutte le foto della giornata:







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