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Monteverdi e la Badia di San Pietro



Siamo a Canneto, suggestivo borgo incastellato, posizionato a metà tra la val di Cecina e la val di Cornia. Dopo una seconda colazione al bar del paese, insieme a cacciatori agghindati da periodo di “apertura”, ci mettiamo subito in cammino. 


Dopo aver lasciato il borgo incominciamo subito a salire su un sentiero prima molto ripido ma che poi con una salita più costante e moderata ci porta a raggiungere Monteverdi Marittima. La giornata è nuvolosa e in questa prima mattinata qualche goccia di pioggia è scesa dal cielo ma senza grandi pretese. Attraversiamo Monteverdi passando da vicoli suggestivi, nella quiete di una domenica mattina  tutta da gustare. Entriamo nella chiesa di Sant’Andrea e nella adiacente cappella del Santissimo Crocifisso che ospita i resti del Santo di Monteverdi: Walfredo, cavaliere longobardo che fondò nel 774 l’abbazia di San Pietro in Palazzuolo. L’abbazia benedettina fu una delle più importanti centri ecclesiastici di tutta la Tuscia nell'alto medioevo e che ha ospitato negli anni di maggiore sviluppo, fino a 150 monaci. 


Lasciamo il paese e torniamo a scendere di quota su una vecchia via che collegava Monteverdi alla valle del torrente Massera e poi risaliamo in direzione dei resti dei ruderi dell’abbazia sopracitata. 


Arriviamo in tarda mattinata e cominciamo a esplorare i magnifici resti della badia: la chiesa, il chiostro, la torre difensiva raccontano la storia di un'abbazia fortificata che in questa sede dal XII secolo fino a XVI secolo fu un punto di riferimento spirituale e politico della zona. 


Dopo il break pranzo ci raggiungono il consigliere comunale di Monteverdi Carlo Quaglierini e il presidente del circolo culturale "Badivecchia" Riccardo Cassarri, che ci raccontano aneddoti e storie della badia e del territorio, oltro a offrirci un Gin di produzione locale davvero buono! 


Belli contenti ci rimettiamo in cammino, chiudiamo l’anello dopo un’altra ora e mezza di cammino su un strada di crinale da poco “risistemata” un tempo sentiero di bosco, del quale con un po’ di nostalgia ricordo la maggiore autenticità, rispetto alla strada bianca che ci ritroviamo sotto ai nostri piedi.  


Torniamo a Canneto nel primo pomeriggio e ci prendiamo del tempo per perdersi nei suoi caratteristici vicoli e visitare la chiesa che ospita un magnifico crocifisso del XIII secolo. 


Il bar è aperto e ci rilassiamo insieme agli abitanti del paese che a fianco dei nostri tavoli partecipano agguerriti a un partecipato torneo di Burraco!  



Ecco tutte le foto (Grazie a Giusy per il contributo fotografico!)



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